Oltre

la strada, un coreografo di arcobaleni distopici segna ilsentiero tra l’olografia e la sensazione postumana.

Musica nell’aria

E nel taxi una musica ristagna segreta. E’ il silenzio di note già sfiorate. E’ il profumo che si appiccica sulla pelle e resta impregnato del sapore di sudore. E’ il sasso che viene trascinato su un monte e che cade. Cade. Cade. Cade. Cade. Infinite volte. E’ il destino. E la metafora.

(Logos)

Non sento le sue parole

Non sento le sue parole, odo solo rumori ma il taxista è indefferente alla mia indifferenza e contina a parlare. Delle sue parole resta sintetica memoria nelle pareti scrostate del taxi.

“Gialla. La realtà è gialla e il tempo pare verde. Non lo vede? Lì.. guardì lì… non vede la curva del nulla che si addensa in nubi violacee? Lei è qui, io sono qui, siamo in un medesimo istante ripeturo. Rosso. Il delirio è rosso e lo spazio è deformato. L’ovunque. Sento il senso dell’ovunque. Miriadi di stelle ancorate a cieli danzanti su sipari neri. Mi ascolta?! Non capisce ciò che le sto dicendo? Mi sente? Fiumi di silicio liquido e maleodorante, marrone deriva di liquami verdastri. Vi immerga la mano. E’ freddo. E’ vivo. Mi sente? Capisce? Mi ascolta?!!!”

Io continuai a non ascoltare, non udivo nulla. E il Senso delle parole del taxista si perse lungo l’asfalto su cui stavami correndo, e con esso io persi la Verità. Non mi accorsi neppure di esserne stato sfiorato.

(Logos)

Piango. Le linee della strada si sovrappongono ai riflessi prodotti dalle lacrime. Una forza inumana spinge i miei bulbi oculari verso l’esterno, pulsando, espandendo e restringendo le mie carni come un’esplosione olografica, prima proiettata, poi proiettata ancora, e ancora. La realtà è una lancia di metallo infetto che trapassa l’anima. Il tassista mi parla, ma la sua voce è solo un sordo rumore di fondo.

E’

stato allora che ho visto le quattro dimensioni fondersi in un solo filo monomolecolare di tempo rappresentativo. E’ stato allora che sono uscito dalla mia solita condizione esistenziale per entrare in un’altra di pura trascendenza.

Una volta salito sul taxi, presi la siringa e cercai una vena buona. L’autista parve non stupirsi più di tanto dei suoi passeggeri: un uomo di mezza età, il volto sfregiato dal vaiolo, e un giovane che si stava iniettando un bio-microchip ..

Pensieri e sintagmi si intrecciano. Distinguere tra “detto” e “pensato” mi appare difficile. Il sudore mi avvolge con sempre maggiore forza.
– Iniettati in vena il contenuto di questa fiala. Vedrai un mondo che pochi possono permettersi di vedere. Non hai altra via per trovarla. Nel suo sangue scorre lo stesso siero. Non posso spiegarti. Presto! Una volta intrecciato con i restanti infettati, concentrati e corri in cerca del suo spirito. Non sarà facile. Ma non avrai bisogno di armi. Il Tempo sarà dalla tua parte.
Il contenuto di uno di quei messaggi… “il Tempo non sarà più tuo nemico” prende forma nelle parole di Icke. Dove mi sta conducendo? La sua è pazzia? O cos’altro?