La manipolazione genetica fa miracoli. All’inizio, grazie agli studi sulle staminali, abbiamo iniziato a curare malattie ereditarie. Prevenire l’ipotesi di feti deformi. Far svanire allergie. Balbuzie. Fibrosi cistica. Cancri al collo dell’utero. Ittiosi. Leucemia. Alzheimer. Parkinson. Cirrosi.
Poi abbiamo cominciato a lavorare sull’aspetto estetico dell’individuo. Nasi irregolari. Zigomi troppo pronunciati. Occhi troppo neri. Occhi troppo blu. Occhi troppo poco neri, o troppo poco blu.
Poi l’ingegneria genetica si è rivelata missione sociale dai precisi risvolti etici. Abbiamo iniziato a costruire un’ipotesi di genoma che si adattasse dinamicamente alla figura professionale del manovale. Dell’infermiera. Dell’avvocato. Dell’operaio. Del notaio. Del barista. Del tassista.

Davanti a noi c’era il risultato di decine di anni di sperimentazione genetica ad opera del governo. La programmazione economica era tale, per cui davanti a noi sedeva (e guidava) l’esito del piano quinquennale del Governo. ”Abbiamo bisogno di tassisti?” 

Colui che ci guidava verso il nulla rappresentava, nella carne, una risposta a una domanda calataci dall’alto.    

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