Piango. Le linee della strada si sovrappongono ai riflessi prodotti dalle lacrime. Una forza inumana spinge i miei bulbi oculari verso l’esterno, pulsando, espandendo e restringendo le mie carni come un’esplosione olografica, prima proiettata, poi proiettata ancora, e ancora. La realtà è una lancia di metallo infetto che trapassa l’anima. Il tassista mi parla, ma la sua voce è solo un sordo rumore di fondo.

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